Pensiero di backup 2250 "Ogni maledetto compleanno, ogni maledetta serata..."

Nel software statistico che uso quotidianamente per la tesi esiste un comando fantastico: clear.
Cinque semplici lettere per polverizzare tutti i dati che hai accumulato sulla colonna di destra, una catarsi econometrica insomma. Inutile a dirsi che di questo comando io ne faccia palesemente abuso, e anche se basterebbe cancellare qualche variabile senza stare a far girare nuovamente tutto il codice, io preferisco sempre ripartire da zero. 

Del comando clear, così come in certi aspetti della combinazione ctrl+z , l'uomo moderno pagherebbe oro per averne una versione reale. Ma senza andare a scomodare derive distopiche da romanzo di fantascienza stile Philip Dick, credo che la nostra mente sia portata a tentare un automatico clear al festeggiare di un nuovo compleanno. Il clear è ancora più netto se la ricorrenza prevede cifre tonde: venticinque (e ciaone i tempi in cui dopo una bevuta alle dieci del mattino del giorno dopo sei già sveglio e pimpante), trenta ( e ti accorgi che quando usciva al cinema il film L'ultimo Bacio di Gabriele Muccino avevi l'età della lolita e lui ti sembrava solo un viscido) oppure sessanta (sconto anziani Esselunga ben arrivato). A onor del vero, ci sarebbe anche il capodanno come momento clear della vita, ma a mio parere è troppo inflazionato, e soprattutto, è quasi imposto dalla società. I clear devono essere più intimi, più riflessivi. E il bello di ognuno di essi è che è diverso anno per anno, mentre con il capodanno, quasi sempre si fanno le stesse promesse: amore, panzetta alcolica addio ,promesse di viaggi e via dicendo.

Ho pensato molto al mio momento clear, pochi giorni fa ho compiuto trent’anni, eppure il comando non ha funzionato. Anzi mi correggo, non l’ho neanche digitato!

Quando ho compiuto cifra tonda ero a casa di una mia amica, seduto per terra, schiena sul divano. Un bicchierino di grappa nella mano sinistra e un gatto nero sotto la mano destra. Ci sono alcune persone con cui parlare è qualcosa di semplice, sai che gli argomenti ti escono senza problemi, puoi passare ore facendoti i cavoli i tuoi per poi improvvisamente parlare di tutto nel giro di un battito di ciglia. La mia amica è una di queste persone, eppure, non mi sentivo a mio agio.
Ero a disagio perchè pensavo a tutto quello che non avevo fatto negli ultimi dieci anni, ai rischi dell’avere comprato casa senza uno stipendio fisso, a tutti i viaggi che vorrei fare ma che non riesco a fare, ai litigi con mio padre, a tutto quello che non riesco a dire a mia sorella e le ragazze con cui mi sarebbe piaciuto uscire ma con cui mi sono comportato davvero male. E per male non intendo: strategicamente male. Ma proprio male male, quando riconosci insomma di essere stato uno stronzo.

Clear Michele, cazzo fai clear!
Ma niente, non ci riuscivo.
Perché dovevo farlo ? Perché mi dovevo dimenticare tutto ?
Non ci sto. Cosa ha un compleanno che un normale martedì sera guardando tre episodi di Breaking Bad non ha?
Ogni mattina mi sveglio, un giorno più vecchio, e quello che è successo a Santiago e Roma è sempre più lontano. Ogni sera il divano mi attrae, la pigrizia galoppante mi fa rinunciare a una birra con gli amici dell’università solo perché per arrivare devo cambiare una linea della metropolitana.
Mi dimentico il sorriso di Elena, il suo accento umbro, i tic di Checco quando per un paio di ore non fumava. Mi dimentico di come stare con loro era un bisogno fisiologico quando camminavo per le strade piene di Santiago. Mi dimentico le grigliate di pesce con Carmine e Giuseppe sul terrazzo di Roma, le cazziate della infermiera al pronto soccorso di garbatella quando con Pierpaolo si tornava da un allenamento di rugby. Mi dimentico dei capelli ricci di Aida, della puzza dello yellow bar, delle lotte femministe di Diletta e del turpiloquio di Francesca.
Forse è questa la più grande paura, cos’è un mutuo e una tesi di dottorato al confronto ?

Buon compleanno Michele.


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