Pensiero di backup 2458 "Passaporto mon amour"

Annullato. Semplicemente, annullato.
Se mai vi capiterà di rinnovare il passaporto, vi troverete di fronte a un uomo in divisa che con calma olimpica metterà un timbro tanto semplice quanto lapidario: annullato. 
Niente di più, dopo il timbro ci sarà la presa delle impronte digitali e una stretta di mano come saluto.

Ci sono poche cose nella mia vita che hanno un valore affettivo quanto il passaporto, e quando lunedì pomeriggio sono andato in commissariato a rinnovarlo, non ho potuto fare a meno di pensare a tutto quello che ha significato per me. Il fatto che poi ci voglia un mese prima di ottenerlo, mi ha lasciato in un leggero stato confusionario, ma non tanto perchè ho urgenza di averlo, quanto per il fatto che, avendo nell'immaginare viaggi la mia coperta di linus, mi sono detto: e adesso ?

E adesso siamo onesti, nel passaporto avevo solo tre timbri. Stati Uniti, Giappone e Serbia. L'ultimo paradossalmente nemmeno serviva, ma avevo troppa voglia di ridare energia a un vecchio amico che ho preferito portarmi lui piuttosto che la carta di identità. 
Il passaporto sulla scrivania l'ho sempre avuto, e anche nei momenti più tristi mi strappava un sorriso. Aveva lo spirito delle scarpe da jogging appena comprate, a me viene in mente il jogging, ma è probabile che almeno una volta nella vita vi sia capitato di fare un acquisto o di avere un oggetto nella vostra casa dove lasciate dentro la parte migliore di voi stessi. Comprare un paio di scarpe da jogging ad esempio, è una sorta di scommessa contro se stessi. Contro quella parte di se stessi che la sera, dopo una giornata di duro lavoro, ti fa distendere sul divano e ti fa guardare per un'ora filmati su youtube. Una maratona fine a se stessa, una overdose in cui a un certo punto ti trovi a guardare le patate al forno di Jamie Oliver accorgendoti che avevi iniziato guardando la sintesi delle partite NBA. Niente più luce, niente più voglia di correre e probabilmente di cucinare qualcosa che non sia classificabile unicamente come kilocalorie necessarie per sopravvivere.

Quando guardavo il passaporto sorridevo, il giorno in cui lo avevo richiesto ad esempio, ero convintissimo che da li a pochi mesi sarei partito per un viaggio di tre settimane a Bali con la mia ragazza. Il giorno in cui lo ricevetti, non avevo più ne Bali ne tanto meno una ragazza.
Il mio passaporto era rovinato, ma sia chiaro, non lo era perchè era stato troppo utilizzato, ma per il semplice fatto che un pomeriggio a Boston, decisi che potevo andare da casa alla metro senza ombrello e con una tracolla di tela. Come volete che sia finita ?
E infine il Giappone, tralasciando il fatto che mi ero fatto mille viaggi sulla bellezza del timbro giapponese ( poi mestamente rivelatosi una sorta di abbonamento ATM mal stampato), ogni volta che guardavo il passaporto sorridevo ricordandomi la maestria con cui gli addetti alla frontiera lo trattavano. Guanti bianchi e divisa perfettamente in ordine. Un impiegato giapponese nel suo lavoro di routine è talmente veloce e metodico che ti chiedi se sia davvero umano !

E ora aspetto, ci dovrebbe volere circa un mese per avere il nuovo passaporto. Potrei dargli un nome, così come ho dato un nome al ragno che ha fatto una bellissima ragnatela nel mio salotto (tranquillo johnny, nessun bipede maniaco di pulizie distruggerà il tuo loft).
L'unica cosa che so, è che  nessun commissariato potrà annullare la canzone che mi ricorderà per sempre il mio primo passaporto...



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