Pensiero di backup 1145. "Stephen Hawking non guardava Netflix "
Ho un vago ricordo dei giorni in cui leggevo il primo libro divulgativo di Stephen Hawking, ero giovane, all'incirca diciotto anni, e dopo svariate elucubrazioni avevo deciso che la mia tesi da presentare all'orale della maturità sarebbe stata un lungo percorso che iniziava dalla fisica dei buchi neri per poi arrivare alla filosofia di Hilary Putnam (il passaggio finale era davvero complesso, ammetto che tutt'ora non ho ancora letto il saggio in cui Putnam spiega il concetto di cervello in una vasca attaccato ad un computer. Tuttavia, considerando il fatto che divoravo libri e film di fantascienza vagamente simili a Matrix come patatine fonzie, e che i miei compagni di classe facevano tesi molto più noiose, mi sentivo autorizzato a improvvisare lasciando comunque la commissione sbalordita).
Il mio interesse per Stephen Hawking nel corso degli anni, ha seguito quello della media; sapevo chi era, mi faceva ridere quando appariva nelle puntate dei Simpson, e si è ovviamente riacceso all'uscita del film "La teoria del tutto". Il punto è che, nel pensare alla sua morte, mi sono chiesto perchè conoscevamo così tanto dei suoi risultati scientifici e così poco di una sua giornata tipo all' università.
Punto primo, per esperienza nei dipartimenti nelle università, se un professore è minimamente famoso e con impegni extra universitari, la sua presenza nei corridoi della facoltà ha la frequenza delle aurore boreali nel nord della Scozia: molto rara. E quando ciò è previsto, le persone prendono voli last minute e aspettano ore seduti per terra aspettando e incrociando le dita (recenti dati ISTAT stimano che un dottorando medio passa circa il 40 % della sua ricerca in attesa del suo relatore).
Punto secondo, il punto primo era solo una divagazione personale.
Punto terzo, perchè nel pubblicare le sue ricerche Stephen Hawking non ci ha mai raccontato di quanto frustrante possa essere arrivare a quelle equazioni ?
Alle scuole elementari ci avevano insegnato che il metodo scientifico di galileo era composto di tre sostanziali fasi: ipotesi, sperimentazioni e tesi.
Ora, tralasciando tutto l'aspetto filosofico, mi pare evidente che tra ipotesi e tesi nessuno ti raccontava che ci sarebbero state fiumi di caffè e masochistiche maratone Netflix in cui decidi di finire una serie televisiva trascurando il tuo lavoro.
Una serie Netflix, così come una equazione di fisica quantistica, è una elegante tesi che ti viene servita su un piatto d'argento. Sono fantastiche, ti fanno dimenticare tutte le rogne della sperimentazione oppure ti fanno capire quanto insignificanti possano essere le tue ipotesi di partenza (Breve riassunto del metodo per arrivare al 90% delle domande di ricerca per nuovi articoli accademici da pubblicare con cadenze trimestrali come i vecchi albi di Minni & Company. Hai letto della della brexit ? già pubblicato. Hai letto della elezione di Donald Trump ? già pubblicato. Hai letto degli effetti del Jobs Act ? già pubblicato. Hai visto che un tizio ha pubblicato dei nuovi dati su quante cacche di cane vengono calpestate in un giorno ? Ottimo, mettiamoci un confronto sulla discriminazione delle donne e pubblichiamo.)
Se ripenso alla mia educazione scientifica, posso dire con certezza di non di aver mai avuto qualcuno che ti spiegasse che l'importante non è impazzire per la tesi corretta, ma evitarlo durante la sperimentazione.
Ma forse esagero, e ancora una volta mi trovo a scrivere su improbabili metafore e collegamenti che vedo solo io (si Ila, questa volta ti ho citato direttamente). Ma come sarebbe se ogni giorno fosse come in questo video ?
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