Pensiero di backup 2257. "Il Maestro Miyagi e la trigonometria"
Stamattina mi sono svegliato, ho pensato a tutte le cose lasciate a metà nella mia vita, e mi sono rimesso a dormire.
O meglio, forse dormire è una parola grossa. Il mio subconscio, quando sente che il resto del corpo è pronto per iniziare la giornata, decide che è il momento di attivarsi come Usain Bolt in una finale dei cento metri piani e sfodera dai tre ai quattro sogni completi. I sogni di queste mattine sono così reali, che i nuovi occhiali per la realtà aumentata della Sony sembrano una sorpresa degli ovetti Kinder al confronto. Il fatto è che non ho mai davvero capito se questo susseguirsi di sogni, a volte davvero interessantissimi, non sia altro che una forma di protezione. E' troppo interessante quello che sta succedendo qua dentro, perchè alzarsi? Perchè rimettersi sulla tesi ? Perchè guardare nella buca della posta sapendo che è arrivato l'affitto quando anche questo mese hai speso più di quello che avevi programmato ?
Ieri sera, preso da un bisogno fisiologico di sana epica narrativa anni ottanta, generalmente soddisfatta con maratone alternate di Star Wars oppure Ritorno al Futuro, ho rivisto Karate Kid. E una volta finito il film, e superata la fase in cui metti in loop la scena di "metti la cera e togli la cera", ho ripensato a quanti maestri Miyagi ho avuto nella mia vita: pochi, o almeno, mai nessuno in maniera continuativa.
E' vero che il maestro Miyagi non esiste, che è solo un personaggio inventato, ma mi sarebbe piaciuto incontrare qualcuno di simile. La mia "saggezza" infatti, è più che altro composta da fotogrammi di grandi sconfitte, e credo di aver imparato molto da persone che mi fecero capire quanto piccolo fossi.
In quarta liceo ad esempio, venni redarguito dalla professoressa di Italiano perchè risposi in maniera sgarbata a una ragazza che faceva teatro insieme a me ed era venuta in classe a darmi una informazione sul prossimo spettacolo. La professoressa mi rimproverò di fronte a tutta la classe, e una volta finito, volevo solo nascondermi dentro lo zaino. All'età di vent'anni invece, quando mi lanciai in una improbabile carriera da giocatore di baseball, dopo vari allenamenti chiesi al coach di lanciare durante una partita ufficiale. Mi allenavo a lanciare da soli due mesi, dire che feci ridere fu riduttivo, il coach arrivò sul monte di lancio e mi fece tornare in panchina. Non servì neanche parlare, mi mise una mano sulla spalla e mi indicò la panchina.
Superati i venticinque anni, credo si perda la possibilità di incontrare veri maestri Miyagi, si tende ad avere un'idea su tutto, e innocenza di ascoltare in nulla. Per chi è fortunato, a volte, si ha la possibilità di incontrare un capo al lavoro che assomiglia vagamente a Miyagi, ma il fatto che di mezzo ci sia uno stipendio rende le cose leggermente diverse, ne sono abbastanza convinto.
E poi si arriva alla trigonometria, alle sedute di ripetizioni per guadagnare due spicci per arrotondare lo stipendio dei giorni nostri e all'articolo del Corriere della Sera che mi ha fatto venire voglia di scrivere sul blog dopo tanti giorni. Si può diventare maestro Miyagi senza averne avuto uno ?
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