Ricordo di backup 3455. "Edimburgo. La poesia di pub come forse tanti altri in Scozia."
Bisogna essere franchi sugli scozzesi, a parte il fatto che dove vivono novanta giorni su cento piove, a parte il fatto che se ne senti parlare uno da vicino non si capisce se gli sta per andare di traverso il boccone oppure abbia la sinusite, i pub li sanno fare.
Il nostro eden si chiamava: Deacon Brodies Tavern. Ci finimmo per caso, convinti di essere nel più squallido, o quanto meno in un uno non degno di nota. La mattina dopo, alla luce del sole, e con le pinte oramai digerite, ci accorgemmo che era a due passi dal castello e la Royal Mile, due delle principali attrazione della città.
Il nostro eden divenne il cuore pulsante della due giorni scozzese, sia da un punto di vista logistico che da un punto di vista spirituale. Con l'età infatti, credo di aver acquisito un aspetto estremamente romantico nei confronti dell'alcol, ma in particolar modo con i derivati del malto, siano essi birra o super alcolici. A questo infine, bisogna aggiungerci il particolare non trascurabile delle persone che ti porti in un pub. Conosco Oscar e Ciccio da quasi dieci anni, e come inevitabile nella vita ci stiamo allontanando. Eppure, con una pinta in mano, ho l'impressione che non contino altro che le cavolate che ci diciamo al tavolo, i sorrisi nel vedere che ancora una volta ad oscar è rimasta la schiuma sui baffi e le risate nel vedere Ciccio combattere contro un crostino e inevitabilmente perdere.
Pieno, eppure non nevrastenico. Il primo impatto, al netto dell'odore di malto mischiato a legno che pervadeva tutta la sala, fu esattamente questo. Il pub come luogo di incontro democratico, una sorta di pace olimpica fatta a spazio. E infatti, nonostante la calca, una coppia di signori ci invita a sederci al loro tavolo. "Se ci stringiamo, ci stiamo tutti" il concetto era questo.
E così, ebbe inizio la caccia al primo sorso di birra e si delinearono i tre criteri scelta, che a mio modo di vedere, erano e sono l'espressione del carattere di ognuno di noi.
Ciccio fu senza dubbio il porta bandiera delle birre scure doppio malto, di quelle color pece, al limite del tiepido, con un aroma di caffè e liquirizia così intenso e capace di trasmetterti serenità e pace nel mondo
Io invece ero affascinato dalle ambrate amare. Di quelle così amare che quasi ti veniva da piangere, capaci di esaltarti immensamente quando azzeccavi quella giusta, e di demoralizzarti quando sbagliavi. La scelta sbagliata mi faceva cadere in un mutismo selettivo per aver "buttato" tre pound e mezzo.
Oscar infine, non aveva un suo stile definito, ma con la calma di un esploratore scientifico saltava dalle scure doppio malto alle bionde più leggere. Bisogna allargare le proprie esperienze senza prendere una linea definitiva ,sembrava questo il suo mantra.
Cibo. Ecco, su questo capitolo bisognerebbe spezzare una lancia in favore degli scozzesi, non tanto perchè lo si può definire del buon cibo, quanto perchè mai come in altri paesi ho avuto la possibilità di assaggiare qualcosa che assomigliasse al vero Soul Food. Il soul food, cito quasi testualmente da Wikipedia, nacque nel sud est degli Stati Uniti negli stati a forte tradizione schiavista. Il termine "cibo dell'anima" è probabilmente da attribuire all'autobiografia di Malcom X, ed è assimilabile ai concetti più semplici di convivialità.
Insomma, al netto del pippotto didascalico che ho appena tentato di riassumere, vi sfido, o miei pochi lettori, ad essere alle nove di sera al tavolo seduti con i vostri amici dopo una qualsiasi giornata di lavoro schifosa. Volete un primo cucinato da Carlo Cracco con una buona bottiglia di rosso oppure un piatto di fish and chips con affianco una birra doppio malto ? Cosa nutre meglio l'anima secondo voi ?
Terminata la nostra terza pinta ci incamminammo sulla via del ritorno, che, senza ombra di dubbio, fu irta di pericoli. Tuttavia, andrebbe specificato che i pericoli non si incarnarono in pericolosi delinquenti, quanto piuttosto nelle nostre limitate capacità di aprire una cassetta di sicurezza contenente le chiavi dell'appartamento e dalla avventatezza di consumare delle confezioni di ramen istantaneo per semplice peccato di gola.
Il ramen faceva letteralmente vomitare, ma ognuno di noi era dotato di un pigiama dal fascino indiscutibile, primo fra tutti ovviamente Ciccio, e soprattutto, il bellissimo castello ci aspettava per il giorno seguente.
Ps. In ordine dall'alto: l'inimitabile Ciccio, il carismatico Oscar... e moi.
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